I benefici della tristezza e la sua profonda utilità nella nostra vita.

4 Agosto 2022

A cura di Sarah Noemi Bonomi, Psicologa del Benessere, Psicologia Positiva.

Troppo spesso la Psicologia del Benessere viene scambiata con la convinzione che per stare bene bisogna essere sempre felici, sempre gioiosi, ma non è così. Con questo articolo desidero offrirvi un nuovo punto di vista, portandovi ad accettare ed apprezzare anche quelle emozioni più difficili e spiacevoli, come ad esempio la tristezza, comprendendone la loro profonda utilità.

Spesso siamo portati a pensare che alcune emozioni siano più positive e adeguate di  altre e che tutte le emozioni “spiacevoli” siano da evitare, combattere, allontanare o rinnegare. Questo è il primo grande errore che commettiamo se pensiamo che in questo modo aumenteremo conseguentemente il nostro benessere mentale ed emotivo.

✔Le ricerche scientifiche che hanno indagato le emozioni dimostrano come tutte le emozioni siano necessarie per la nostra vita.

L’utilità della tristezza

Se prendiamo come esempio di emozione spiacevole la tristezza, essa è importante tanto quanto le emozioni piacevoli: una delle sue funzioni è infatti quella di fornirci informazioni e renderci consapevoli rispetto a stimoli e situazioni potenzialmente dannose o distanti dai nostri valori e desideri.

La tristezza, quando accolta e ascoltata attentamente, può diventare l’occasione per prendersi del tempo per sé e valutare se è meglio prendere le distanze o avvicinarci alla situazione che ha originato quella specifica emozione. Possiamo paragonare questa emozione metaforicamente allo stato febbrile. La febbre infatti è un segnale, un campanello di allarme che ci indica che qualcosa non va (un virus, un’infezione) e che c’è bisogno della nostra attenzione affinché iniziamo a preoccuparci per la nostra salute fisica. Similmente alla febbre anche la tristezza ci obbliga a fermarci e a prenderci cura di noi, come un segnale che ci invita a rallentare, guardarsi dentro e considerare l’avvio di un cambiamento.  

Se ci pensiamo i grandi salti nel buio, i cambiamenti che hanno lasciato il segno sono spesso legati a momenti o fasi di vita dolorosi. Quando siamo tristi capita che ci chiudiamo in noi stessi, diventando più riflessivi e meno attivi.  Questo ci porta momentaneamente a dedicare le nostre risorse mentali ed emotive a temi esistenziali legati alla nostra vita, trovando dentro di noi la forza e l’energia per intraprendere un cambiamento migliorativo.

Anche in caso di traumi o eventi spiacevoli, provare tristezza è importante per una loro sana elaborazione, il suggerimento è “stare in contatto” con essa, senza nasconderla o rifiutarla: il pianto stesso è infatti un modo per sfogare la nostra sofferenza e comunicare agli altri ciò che proviamo, riuscendo così ad attraversare più consapevolmente tale emozione.

La tristezza e le relazioni

La tristezza è anche un elemento di connessione sociale. Quando siamo tristi spesso tendiamo a ricercare il supporto degli altri, lasciando alle persone vicino la possibilità di accoglierci. Impariamo dunque a chiedere supporto o aiuto soprattutto quando siamo convinti di potercela fare contando solamente sulle nostre forze, tralasciando l’aiuto altrui perché pensiamo sia scontato e banale. Questo ci permette inoltre  di capire quali sono le persone realmente vicine nei momenti di difficoltà personali.  Tutto questo è indispensabile per la nostra qualità della vita e anche sulla nostra sopravvivenza.

Come utilizzare al meglio la tristezza?

Prendersi del tempo per vivere questa emozione, senza fuggirla, rifiutarla o eliminarla: ritagliarsi un’ora, un pomeriggio, o anche una interna giornata è importante per crogiolarsi nella tristezza, attribuirle un senso e lasciare che passi. Osservare i propri pensieri e proprie le sensazioni fisiche, magari anche scrivendo o disegnando graficamente le emozioni del momento, è un’ottima strategia per entrare in contatto con questa emozione. Sarebbe l’ideale non rifiutare l’emozione e ammettere a sé stessi di essere momentaneamente tristi cercando di indagare il motivo, ripetendosi o ricordandosi che normalmente la tristezza è transitoria ed ha un preciso obiettivo evolutivo (ad eccezione di casi di depressioni o patologie di salute mentale).

Non vivere mai alcun momento di tristezza o di umore “più cupo” non è sempre un segnale di benessere, anzi talvolta ci può indicare un disfunzionale tentativo di evitamento. La tristezza è solo tristezza, una naturale risposta emotiva che ci aiuta e che tutti vivono, così come la gioia, la paura o le altre emozioni.

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